Eurostat ha confermato l’aumento dell’inflazione annua nell’Eurozona, salita al 2,9% il mese scorso rispetto al 2,8% registrato a giugno. Nell’Unione Europea il tasso ha raggiunto il 3%, contro il 2,9% del mese precedente. I livelli più bassi di inflazione sono stati osservati in Svezia (0,3%), Repubblica Ceca (1,3%), Danimarca e Ungheria (1,6%), mentre i più alti in Romania (8,2%), Lituania (5,4%), Cipro e Bulgaria (4,4%). In Italia, l’inflazione a luglio è stata del 2,9%, in lievissimo calo rispetto al 3% di giugno.
La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, nel corso di un incontro all’International Business Council del Forum economico mondiale di Ginevra, ha sottolineato che il modello di crescita europeo, tradizionalmente fondato sull’export, è in fase di cambiamento. Dopo un incremento dell’1,5% nel 2025, l’economia europea è proseguita anche nel 2026 grazie alla domanda interna, nonostante le difficoltà causate dalla crisi energetica. Secondo Lagarde, la rimozione delle barriere nazionali nei mercati dei capitali e la crescita dimensionale delle imprese possono rafforzare ulteriormente questo processo.
Lagarde ha ripercorso i tre pilastri tradizionali della crescita europea: l’espansione del commercio internazionale, la forza del manifatturiero nelle tecnologie medie supportata da energia a basso costo e un ordine internazionale stabile. Oggi, questi pilastri stanno perdendo stabilità a causa delle tensioni geopolitiche, che evidenziano dipendenze critiche e colli di bottiglia, mentre l’Europa affronta anche minacce crescenti alla sicurezza.
Nonostante queste sfide, Lagarde ha evidenziato i punti di forza dell’Europa, a partire dal mercato unico che comprende 27 Paesi e 450 milioni di consumatori, rendendolo il più ampio tra le economie avanzate. Secondo la presidente della BCE, l’Europa dispone già di molte risorse utili per una crescita a lungo termine: potenziare il mercato interno favorirebbe la crescita delle aziende innovative, la diffusione delle nuove tecnologie e l’aumento della produttività, rendendo la domanda interna un pilastro più solido della crescita.
Per quanto riguarda il Regno Unito, l’inflazione annua è salita al 2,9% a luglio dal 2,6% di giugno, attribuibile principalmente al rincaro dei prezzi energetici legato al conflitto con l’Iran, secondo quanto riportato dal Guardian.
