Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha presentato un amicus brief alla Corte Suprema degli Stati Uniti per contrastare il Partito Repubblicano in una causa che riguarda le regole sul conteggio delle schede elettorali inviate per posta. Il caso, Watson contro il Comitato Nazionale Repubblicano, riguarda la possibilità per gli stati di contare le schede postali arrivate entro cinque giorni dopo le elezioni, purché spedite entro il giorno stesso del voto. Il Comitato Repubblicano e i repubblicani del Mississippi hanno avviato l’azione legale nel 2024 per annullare una legge statale che consente tale pratica, sostenendo che sia in contrasto con le normative federali. Il DNC, invece, evidenzia che più di trenta stati e il Distretto di Columbia permettono il conteggio delle schede se timbrate entro il giorno delle elezioni e che questa tradizione risale addirittura alla Guerra Civile. Secondo il DNC, modificare queste norme potrebbe privare del diritto di voto milioni di cittadini, tra cui anziani, persone con disabilità e militari residenti all’estero. Un eventuale verdetto a favore dei repubblicani, secondo il DNC, rischierebbe di eliminare tutele fondamentali, specialmente per chi vive fuori dal Paese. Il presidente del DNC, Ken Martin, ha definito l’iniziativa repubblicana come un attacco alla democrazia, sostenendo che la possibilità di votare per posta sia sicura e cruciale per molti elettori che non riuscirebbero a recarsi fisicamente ai seggi. Dal canto suo, il RNC chiede alla Corte Suprema di confermare la decisione della Corte d’Appello del Quinto Circuito, che stabilisce che le schede postali devono essere ricevute entro il giorno delle elezioni per essere valide. I critici temono che una modifica delle regole possa portare disagio e sospetti sul regolare svolgimento delle prossime elezioni statunitensi e che la questione influenzerà anche le elezioni di metà mandato del 2026.