L’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha dichiarato che non verranno chiusi impianti in Italia e in Europa, pur riducendo la capacità produttiva di 800.000 unità grazie alla collaborazione con partner industriali. Filosa ha ricordato i principali investimenti negli stabilimenti italiani: rilancio della produzione a Mirafiori, nuovi modelli Alfa Romeo e auto elettriche a Pomigliano, investimenti ad Atessa e produzione Alfa Romeo a Melfi. Il gruppo ha presentato il piano strategico Fastlane da 60 miliardi di euro entro il 2030, che prevede il lancio di 60 nuovi modelli e 50 aggiornamenti di prodotto. Il 60% degli investimenti è destinato al Nord America, il 40% agli altri mercati. Secondo il presidente John Elkann, il piano è fondato su responsabilità e profonda conoscenza dei mercati. Stellantis prevede ricavi pari a 190 miliardi di euro nel 2030, rispetto ai 154 previsti per il 2025, con una crescita del 25% in Nord America e del 15% in Europa. Il margine operativo rettificato è atteso al 7%, il flusso di cassa industriale positivo dal 2027, con crescita fino a 6 miliardi nel 2030. Il piano punta anche a una riduzione dei costi annuali per 6 miliardi entro il 2028. Il 70% degli investimenti riguarda i brand globali Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, oltre a Pro One per i veicoli commerciali. Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo restano brand regionali; DS e Lancia saranno gestite rispettivamente da Citroën e Fiat. Maserati punterà al lusso con due nuovi modelli di segmento E, dettagli che saranno svelati a Modena entro dicembre 2026. L’offerta di nuovi modelli comprende diverse motorizzazioni: 9 elettrici, 15 ibridi plug-in o range extender, 24 full hybrid e 39 mild hybrid o termici. Per l’Italia sono previsti i lanci dei suv Fiat Grizzly e Grizzly Fastback e delle e-car Fiat e Citroën a Pomigliano dal 2028. A Melfi arriverà una nuova Alfa Romeo entro il 2030, ad Atessa la nuova generazione di veicoli commerciali large van. In Europa la riduzione della capacità produttiva avverrà tramite la riconversione di stabilimenti come Poissy, in Francia, in collaborazione con partner come Leapmotor a Madrid e Saragozza, e Dongfeng a Rennes, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione del settore. La saturazione degli impianti passerà dal 60 all’80% entro il 2030, traguardo atteso anche negli Stati Uniti, mentre in Medio Oriente e Africa la localizzazione dei prodotti favorirà il pieno utilizzo degli impianti. I sindacati, però, esprimono preoccupazione per la mancanza di risposte concrete per tutti i siti italiani, in particolare Cassino e Termoli. La Uilm chiede di evitare chiusure e tagli di personale, la Fim sollecita maggiori investimenti e nuovi modelli, mentre la Fiom evidenzia che gran parte degli investimenti sono destinati fuori da Europa e Italia, invitando il governo a intervenire.
Filosa: ‘Non chiuderemo gli impianti in Italia e in Europa’
