La Corte Suprema degli Stati Uniti è chiamata a pronunciarsi su una questione riguardante la partecipazione di ragazzi transgender nelle squadre sportive femminili, in particolare nel caso West Virginia v. B.P.J. Al centro del dibattito vi è l’interrogativo se un giovane possa realmente cambiare genere. Chloe Cole, attivista e ex minorenne che ha intrapreso un percorso di transizione da adolescente, descrive la propria esperienza: iniziò con i bloccanti della pubertà e ormoni a 13 anni, seguiti da una mastectomia a 15, ma già a 16 comprese che la scelta presa non rifletteva la sua reale identità. Cole afferma che gli interventi medici hanno modificato il suo corpo in modo irreversibile e ora, pur riconoscendosi come donna, porta ancora i segni degli interventi. Secondo Cole, i trattamenti rivolti ai minori in transizione sono oggetto di pressione sia da parte degli attivisti sia dei medici, e possono portare a confusione e sofferenza. L’attivista sostiene che nessuna terapia possa cambiare il sesso biologico e sottolinea l’importanza di tutelare il diritto delle ragazze a competere in modo equo nello sport. Cole esorta la Corte Suprema e gli stati a proteggere i minori e a impedire trattamenti di transizione sui bambini, ribadendo che si tratta di una questione scientifica e non di semplice uguaglianza di diritti.
I was told I was a boy. Supreme Court must destroy lies that harm women like me
