Nei giardini di Castel Gandolfo si è svolto un pranzo speciale organizzato dal Papa per duecento persone vulnerabili, tra cui rifugiati, disoccupati e famiglie in difficoltà. L’invito è stato rivolto a chi affronta situazioni di disagio per diversi motivi: mancanza di lavoro, necessità di fuggire da paesi colpiti dalla guerra o problemi abitativi. Prima del pranzo, il Papa ha rivolto un appello alle istituzioni, chiedendo maggiore impegno contro povertà e ingiustizia, esprimendo il desiderio per una Chiesa che sappia accogliere tutti e sia capace di promuovere riconciliazione e pace.
I partecipanti erano assistiti da organizzazioni caritative della diocesi di Roma come Caritas, Centro Astalli e Acli. Al tavolo con il Papa, presso il Borgo Laudato si’, erano presenti, tra gli altri, Irene dal Congo con i suoi due figli, Isabel dal Perù, studentessa sostenuta dal Centro Astalli, Conde dalla Sierra Leone, che ha seguito un corso di pasticceria, e due uomini rifugiati, uno ucraino e uno italiano, ospitati da parrocchie romane.
Durante il pranzo, il Papa ha sottolineato l’importanza di costruire ponti tra le persone e ha affermato che incontrarsi e condividere rappresenta un modo per creare speranza e luce in un contesto spesso segnato da violenza e discriminazione. Il menù proposto era tipico dei Castelli Romani: pasta all’amatriciana, arrosto di vitello, cicoria ripassata e fragole con panna.
All’evento hanno partecipato anche rappresentanti della Chiesa come il cardinale vicario di Roma Baldo Reina, il direttore del centro di formazione Borgo Laudato si’, il cardinale Fabio Baggio, suor Alessandra Smerilli e mons. Luis Marín de San Martín. Tra i presenti, c’era anche Maria, originaria dell’Ecuador, che ha raccontato di non essere potuta venire con il marito a causa di impegni di lavoro improrogabili.
