Christian, 55 anni e malato di sclerosi multipla dal 1999, è il terzo caso di suicidio medicalmente assistito in Lombardia e il 17esimo in Italia. La sua morte, avvenuta a casa il 18 maggio mediante autosomministrazione di farmaco letale, è stata resa nota dall’associazione Luca Coscioni. Secondo Marco Cappato e Filomena Gallo dell’associazione, il caso dimostra che la sentenza della Corte Costituzionale è applicabile su tutto il territorio nazionale e sottolinea l’importanza della tempestività delle aziende sanitarie per evitare lunghe sofferenze ai pazienti.
La vicenda ha riaperto il dibattito politico. Fratelli d’Italia, forza di maggioranza nella giunta lombarda, rimane contraria al fine vita e ritiene che solo il Parlamento possa legiferare su diritti fondamentali come la vita. Il Pd, invece, con Pierfrancesco Majorino, afferma la necessità di una legge nazionale o, in mancanza di questa, di una norma regionale per non lasciare sole le persone.
Sul piano normativo, la Lombardia ha diramato indicazioni procedurali alle aziende sanitarie per regolamentare l’accesso al suicidio assistito, definendo anche i tempi massimi tra la richiesta e la conclusione dell’iter: 145 giorni. Le linee guida includono informazioni anche sulle cure palliative e stabiliscono che la morte può avvenire a casa del paziente o in ospedale, con il farmaco fornito dal Servizio sanitario regionale. Intanto, a livello nazionale, un disegno di legge sul tema verrà discusso in Senato a giugno.
