La Corte d’appello vaticana ha rilevato diverse lacune procedurali nel processo di primo grado sulla gestione dei fondi della Santa Sede, evidenziando la mancata consegna di alcuni atti, la presenza di documenti coperti da omissis e la non piena garanzia del diritto di difesa. Pur non annullando le condanne e il dibattimento precedente, la Corte ha disposto la rinnovazione quasi totale del processo.
L’ordinanza di sedici pagine, sottoscritta dai giudici mons. Alejandro Arellano Cedillo, Riccardo Turrini Vita, Massimo Massello Ducci Teri e dalla cancelliera Elisa Pacella, parla infatti di “nullità relativa” e ordina lo svolgimento di un nuovo dibattimento davanti alla stessa Corte d’appello. Gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno accolto con soddisfazione la decisione, affermando che la Corte ha riconosciuto le loro eccezioni. In particolare, la Corte ha rilevato l’obbligo di depositare tutti gli atti di indagine senza omissis e l’illegittimità di alcune procedure istruttorie adottate sulla base di un rescritto rimasto segreto agli imputati fino all’avvio del processo.
La vicenda giudiziaria deriva dalla compravendita del palazzo londinese di Sloane Avenue e riguarda la gestione dei fondi affidati alla Segreteria di Stato vaticana. Secondo l’ordinanza, si tratta di una situazione inedita per la giustizia vaticana, dove non esistono precedenti simili. La Corte ha sottolineato la necessità che l’imputato e la difesa abbiano piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria.
La Corte ha quindi stabilito che l’Ufficio del Promotore di Giustizia dovrà depositare, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti integrali del procedimento istruttorio. Le parti avranno tempo fino al 15 giugno 2026 per visionare i documenti e preparare le difese. L’udienza è stata fissata per il 22 giugno 2026, alle ore 9, per organizzare il calendario delle prossime sessioni.
