Il critico musicale Riccardo Bertoncelli racconta, a 51 anni di distanza, il celebre episodio che lo vide al centro della canzone “L’Avvelenata” di Francesco Guccini, dopo una sua recensione negativa all’album “Stanze di vita quotidiana” pubblicata su Gong. Bertoncelli ricorda come, da quell’iniziale scontro del 1975, sia nata un’amicizia vera, fatta di incontri frequenti e reciproca stima. Spiega che la sua recensione fu una casualità in un periodo in cui i cantautori erano spesso contestati e ammette che la reazione di Guccini fu immediata, tanto da inserirlo nel celebre verso della canzone. Col tempo i due hanno avuto modo di incontrarsi e confrontarsi, anche pubblicamente, e hanno scoperto molte passioni comuni, come le poesie di Gozzano e Borges e i fumetti di Carl Barks.
Nel suo nuovo libro “Abitavo a Penny Lane”, Bertoncelli dedica un capitolo a questa vicenda e racconta che Guccini, dopo il loro chiarimento, avrebbe voluto togliere il suo nome dalla canzone, ma lui stesso chiese di lasciarlo. Sottolinea quanto quell’episodio abbia segnato entrambi: spesso al cantautore veniva chiesto di “L’Avvelenata” a discapito di altri suoi brani meno noti e più complessi.
Bertoncelli riconosce di aver esagerato nei toni della recensione, riflettendo su come oggi la musica venga spesso messa in secondo piano rispetto al pettegolezzo. Parlando di affinità caratteriali con Guccini, entrambi descritti come “orsi”, evidenzia la comprensione reciproca e la differenza con le abitudini moderne.
Riguardo al valore di Guccini, Bertoncelli afferma che ha lasciato un’eredità significativa sia come scrittore che come cantautore e che rimarrà nella storia della musica italiana per aver saputo unire canzone e letteratura, seguendo le orme di pochi altri come De André e De Gregori. È sorpreso dall’interesse delle nuove generazioni verso Guccini, sottolineando la particolarità della sua lingua e del suo stile fuori dal tempo.
