I mercati finanziari restano instabili a causa dell’incertezza legata alla durata del conflitto in Medio Oriente. Le dichiarazioni ottimistiche di Donald Trump sulla possibile tempistica della guerra hanno portato un moderato sollievo, ma i timori sono ancora forti. Nel fine settimana, il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, mentre le Borse europee hanno perso altri 116 miliardi di capitalizzazione, che si aggiungono a una perdita di 918 miliardi registrata la settimana precedente. L’indice Vix, che misura la volatilità della Borsa di New York, è salito ai massimi dall’aprile 2025, influenzato anche dai dazi annunciati dall’amministrazione Trump.
Secondo molti analisti non ci sono state sorprese particolari nei mercati, che hanno registrato reazioni comunque contenute. Dopo i cali in Asia e l’andamento negativo delle principali piazze europee, tra cui Parigi (-0,98%), Francoforte (-0,77%), Londra (-0,34%) e Milano (-0,29%), Wall Street ha registrato una ripresa nella seconda parte della giornata. I rialzi più significativi si sono visti nelle materie prime energetiche: il prezzo del gas è cresciuto del 5,75% arrivando a 56,45 euro al megawattora, mentre il petrolio, dopo l’impennata iniziale, ha subito una correzione con il Wti in calo del 6,2% a 85,19 dollari al barile e il Brent giù del 3,5% a 89,31 dollari. Tuttavia, gli analisti di Barclays prevedono che, se la situazione dovesse persistere, il Brent potrebbe superare i 120 dollari.
Il mercato teme che la crisi nello Stretto di Hormuz possa provocare un blocco prolungato e costoso, considerato come uno shock esogeno che potrebbe far salire ulteriormente l’inflazione. In questo contesto, aumentano le aspettative su possibili incrementi dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea, anche se gli esperti si dividono sulla reale efficacia di questa misura. Alcuni analisti sottolineano infatti che, in presenza di uno shock esterno e di un’inflazione guidata dall’aumento dei costi energetici, un rialzo dei tassi potrebbe danneggiare ulteriormente l’economia e aggravare il costo del credito, rischiando di innescare una recessione.
L’attenzione rimane alta anche riguardo ai titoli di Stato: grazie al calo del prezzo del petrolio, lo spread tra Btp e Bund si è ridotto a 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano sceso al 3,60% e quello tedesco al 2,85%.
