A Bologna si sono verificati gravi scontri durante una manifestazione per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir. Secondo quanto riferito dalla questura, 64 agenti sono rimasti feriti, con prognosi da 3 a 35 giorni, e sei mezzi della Polizia di Stato sono stati danneggiati. Gli scontri sono avvenuti nelle vie centrali adiacenti a Piazza Maggiore, dove la manifestazione aveva avuto inizio. Gli attivisti hanno lanciato oggetti contro la polizia e danneggiato il centro, rovesciando sedie di locali all’aperto, vandalizzando biciclette del servizio sharing e incendiando almeno un’auto comunale. I vigili del fuoco sono intervenuti anche in via Monte Grappa a causa di un fumogeno acceso in un cortile. Il bilancio sanitario parla di undici persone soccorse dal 118: quattro manifestanti e cinque agenti sono stati trattati sul posto, mentre un altro poliziotto e un manifestante sono stati ricoverati in ospedale con ferite lievi. La questura ha avviato indagini sulle numerose immagini raccolte per identificare i responsabili dei reati e la posizione dei fermati è al vaglio della procura.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato sui social definendo inaccettabile quanto accaduto e sottolineando che la verità sulla morte di Fakir deve essere accertata senza pregiudizi, ma che la violenza contro le Forze dell’Ordine non è giustificabile. Meloni ha dichiarato che usare la vicenda di Fakir come pretesto per aggredire agenti e creare disordini significa cercare lo scontro e alimentare odio verso un intero Corpo dello Stato.
L’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti coinvolti nella vicenda Fakir, ha riferito che gli agenti sono rimasti sconvolti per aver assistito alla morte dell’uomo e hanno descritto il loro dolore per quanto accaduto.
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore, in una lettera aperta, ha distinto tra la manifestazione pacifica di Piazza Nettuno, dove migliaia di persone hanno espresso solidarietà alla famiglia di Fakir, e gli scontri avvenuti in Piazza Roosevelt, affermando che la violenza esclude chi la pratica dalla comunità democratica della città.
