Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che i conti pubblici dell’Italia sono solidi e possono sostenere l’impatto del conflitto internazionale, senza la necessità di una manovra correttiva, grazie a fondamentali economici positivi. Tuttavia, Giorgetti sottolinea l’importanza di agire in modo coordinato a livello europeo, dato che la situazione richiede decisioni rapide. Gli analisti stimano per il 2026 una crescita economica italiana inferiore alle previsioni, con Moody’s che prevede un Pil a +0,7%, leggermente ridotto rispetto allo 0,8% precedente, mentre Confindustria e Ocse stimano una crescita rispettivamente dello 0,5% e 0,4%. La Bce ha rivisto al ribasso la crescita europea a 0,9%, influenzata anche dalle tensioni in Iran.
Secondo Moody’s, la positiva traiettoria di riduzione del debito italiano resta credibile, ma un conflitto prolungato potrebbe mettere a rischio le previsioni. La crescita dell’Italia è considerata particolarmente vulnerabile a uno scenario negativo, a causa della forte dipendenza dal gas del Golfo Persico. Un aumento dei prezzi di gas e petrolio comporterebbe una riduzione ulteriore della crescita nazionale nei prossimi anni. L’incertezza domina, con il rischio che una guerra prolungata possa far salire l’inflazione di due punti percentuali e ridurre la crescita europea di mezzo punto tra il 2026 e il 2027.
Nel contesto, cresce la tensione sugli incentivi 5.0 per le imprese, con Confindustria che segnala norme ritenute penalizzanti. Giorgetti invita a una riflessione su chi sostenere e incentivare. L’attenzione si sposta sull’Europa, cui si chiede di non ritardare l’adozione di strumenti efficaci per limitare gli effetti dell’inflazione e dello shock energetico, rifacendosi a misure adottate dopo la crisi del 2022-23. La Bce preferisce interventi mirati piuttosto che generalizzati per evitare nuove spinte inflazionistiche. Giorgetti auspica un quadro europeo che assicuri condizioni di competitività eque, considerando che in altri paesi l’impatto della crisi è minore.
Intanto, il governo italiano esclude una manovra di assestamento o correzione di bilancio anche dopo la mancata uscita dalla procedura di deficit eccessivo dell’UE nel 2025. La Commissione europea appare chiusa sull’attivazione di una clausola di salvaguardia che sospenda il Patto di stabilità per l’emergenza energetica. Secondo il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, una riflessione sul tema è comunque necessaria.
