A Barcellona si è svolto un vertice internazionale che ha riunito diversi leader progressisti, tra cui il presidente brasiliano Lula da Silva, il colombiano Gustavo Petro e la messicana Claudia Sheinbaum, sotto la guida del premier spagnolo Pedro Sánchez. L’incontro è stato presentato come un forum per affrontare le disuguaglianze, il cambiamento climatico e la crescita dei movimenti politici di destra, ma molti analisti vi hanno intravisto la formazione di un blocco politico potenzialmente capace di mettere in discussione l’influenza degli Stati Uniti in America Latina e su scala globale.
Sánchez, pur senza citare direttamente l’amministrazione Trump, ha espresso preoccupazione per la ‘normalizzazione della forza’ e per i tentativi di minare il diritto internazionale, proponendo anche riforme delle istituzioni globali, considerate ormai non più rappresentative dell’attuale equilibrio geopolitico. Secondo Juan Angel Soto, esperto di relazioni internazionali, questo tentativo di leadership da parte di Sánchez si colloca in una posizione complessa, considerando il saldo ancoraggio della Spagna nell’Unione Europea e nella NATO, ma riflette anche una volontà di rafforzare rapporti autonomi con il cosiddetto Sud Globale, incluso un avvicinamento a China e ad altri leader latinoamericani.
Durante il vertice, il presidente colombiano Petro ha legato le tensioni mondiali alle questioni economiche ed energetiche, accusando l’utilizzo dei combustibili fossili di alimentare conflitti e disuguaglianze, mentre Lula ha criticato le politiche interventiste delle grandi potenze e ha sollecitato una revisione della governance globale, in particolare del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Alcuni analisti hanno messo in dubbio la natura davvero democratica di questo fronte progressista, sottolineando che alcuni dei suoi rappresentanti continuano a sostenere regimi autoritari come quelli di Cuba, Venezuela, Nicaragua e Iran. Allo stesso tempo, è emersa una contrapposizione con la situazione politica nell’America Latina, dove alcuni paesi stanno adottando approcci diversi, improntati a riforme di mercato, deregolamentazione e politiche di sicurezza più rigorose, come in Argentina, El Salvador ed Ecuador.
La presidente messicana Sheinbaum, inoltre, ha ribadito il principio della sovranità nazionale e la storica posizione latinoamericana contro l’interventismo, opponendosi anche alle sanzioni contro paesi come Cuba.
In conclusione, l’esito del vertice suggerisce la probabile nascita di un’alleanza informale di leader disposti a mettere in discussione le posizioni statunitensi su governance globale, strategie regionali ed economia, mentre diverse nazioni del continente stanno sperimentando approcci più orientati alla liberalizzazione e all’ordine pubblico.
