Il fenomeno climatico El Niño, caratterizzato da variazioni nella temperatura superficiale del mare e nei venti dell’Oceano Pacifico tropicale, si sta configurando come il più significativo degli ultimi 150 anni. Secondo modelli climatici citati da esperti, la combinazione tra il calore rilasciato dall’oceano e il riscaldamento globale di origine antropica potrebbe rendere il 2027 l’anno più caldo mai registrato, con un aumento delle temperature medie globali fino a 1,7°C rispetto all’epoca preindustriale.

Dalla fine di giugno, le temperature superficiali del Pacifico e i regimi dei venti sono aumentati rapidamente. La National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) americana segnala una probabilità dell’80% che entro fine anno si sviluppi un episodio di El Niño «molto forte», con la quasi certezza che tali condizioni persistano almeno fino ad aprile 2027. I segnali osservati indicano un’interazione atmosfera-oceano particolarmente intensa in tutto il Pacifico equatoriale.

Il fenomeno è destinato a generare eventi meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, inondazioni e incendi, con possibili ripercussioni anche sulle economie globali. Secondo alcuni esperti, anche il 2026 potrebbe essere un anno segnato da temperature elevate. Inoltre, El Niño mette sotto pressione ecosistemi e oceani riducendo la loro capacità di assorbire carbonio e potrebbe causare, entro il 2032, perdite economiche mondiali stimate in 10.000 miliardi di dollari.