Secondo l’Ocha, nel 2024 solo il 29,8% dei fondi globali necessari per l’educazione è stato finanziato, con una previsione di calo al 24% nel 2025. WeWorld segnala che, mantenendo le attuali tendenze, gli aiuti internazionali all’educazione diminuiranno di 3,2 miliardi di dollari entro il 2026, aumentando il numero di bambini esclusi dalla scuola da 272 a 278 milioni. In Italia, la Fondazione Openpolis riporta che è il terzultimo paese in Europa per spesa in istruzione in rapporto al Pil: nel 2023 la quota è il 3,9%, inferiore alla media UE del 4,7%, superando solo Romania e Irlanda.

I dati Istat evidenziano criticità nel sistema educativo italiano: nel 2024, il 66,7% delle persone tra 25 e 64 anni ha almeno un diploma di scuola superiore, 13,8 punti in meno rispetto alla media UE (80,5%). Le donne risultano più istruite (69,4%) rispetto agli uomini (64%). Le regioni del Mezzogiorno, come Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, registrano i valori più bassi. Anche nell’istruzione terziaria, l’Italia è indietro con il 31,6% di laureati tra i 25-34enni, contro il 44,1% della media UE, con quote maggiori al Nord e minori nel Sud e nelle Isole. Tra le donne il tasso di laureate è superiore (38,5%) rispetto agli uomini (25%).

Per l’infanzia, Istat rileva una carenza strutturale nei servizi educativi per la fascia 0-3 anni, con una forte disomogeneità territoriale che penalizza soprattutto il Sud. Nell’anno scolastico 2023-2024, frequenta l’asilo nido il 49,3% dei bambini con genitori laureati, il 33% con genitori diplomati e solo il 22,1% con genitori con titolo inferiore, mostrando una disparità significativa.

Un sondaggio Unicef Italia rivela che solo il 26% degli studenti si sente molto coinvolto dalla scuola. Il programma ‘Scuole per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza’ vede l’adesione di oltre 1.000 scuole, con 700 docenti già formati e altri 1.000 in formazione.

Dalle prove Invalsi 2024/2025 emerge che il 41,4% degli studenti di terza media non raggiunge la sufficienza in italiano e il 44,3% in matematica. Le regioni con maggiori difficoltà sono Sicilia, Calabria e Sardegna. Il 12,3% degli studenti di terza media è a rischio di dispersione implicita, con valori più alti nelle regioni meridionali e una maggiore incidenza tra maschi e studenti di prima generazione immigrata.