La quarta legge di bilancio del governo Meloni supera il primo importante ostacolo, con modifiche ormai poco probabili. Il percorso è stato segnato da tensioni interne alla maggioranza e interventi all’ultimo momento. La Lega ottiene il blocco dell’aumento dell’età pensionabile, ma deve accettare lo stop alle proposte sul cumulo dei fondi pensione per l’uscita anticipata dal lavoro. Viene infatti cancellata la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipata sommando gli importi dei fondi. Su questo punto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti interviene personalmente, smentendo voci di dimissioni e sottolineando la priorità del bene del Paese.
Durante l’ultimo giorno di lavori in commissione al Senato, viene reintrodotto alla manovra il pacchetto di misure per le imprese, tra cui risorse per la Transizione 5.0, le Zes e il caro-materiali. Le opposizioni criticano i tagli alla previdenza, in particolare quelli per il pensionamento anticipato di lavoratori precoci e usuranti, e per l’ampliamento delle aziende tenute a conferire il Tfr all’Inps. La leader del Pd Elly Schlein denuncia che la manovra fa “cassa sulle pensioni”, mentre la Lega sostiene che, pur rinunciando all’accumulabilità, sono stati ottenuti 3 miliardi in più per imprese, Ponte sullo Stretto e Piano casa; tuttavia, i fondi per il Piano casa risultano ridotti di 90 milioni di euro nel biennio rispetto a quanto previsto inizialmente.
Nel corso dei lavori emergono nuove tensioni quando viene presentato un emendamento per riaprire il condono del 2003, poi ritirato dopo le proteste delle opposizioni. Anche all’interno della maggioranza non manca qualche frizione, ma alla fine la commissione approva la manovra. Il presidente del Senato Ignazio La Russa presenzia in commissione per ringraziare tutte le forze politiche.
