Eli Sharabi, ex ostaggio di Hamas per 491 giorni a Gaza, ha raccontato a Fox News Digital di aver messo in guardia, diversi mesi prima dell’attacco durante Hanukkah a Bondi Beach, i leader australiani sul rischio rappresentato dall’aumento dell’antisemitismo. Sharabi riferisce di aver incontrato a giugno il vice primo ministro Richard Marles e la ministra degli Esteri Penny Wong, sottolineando come la crescita dell’odio antisemita avrebbe potuto sfociare in crimini peggiori. Durante l’incontro, Sharabi aveva espresso la sua preoccupazione, dicendo che le autorità avrebbero la responsabilità di eventuali attacchi futuri se non fossero intervenute con una posizione più ferma.

Secondo Sharabi, l’attacco a Bondi Beach, in cui almeno 15 persone sono morte e decine sono rimaste ferite, gli ha ricordato le persecuzioni subite dagli ebrei europei negli anni ’40. Dopo la sua liberazione, avvenuta l’8 febbraio 2025 tramite uno scambio di prigionieri, Sharabi ha scoperto che sua moglie Lianne e le figlie Noiya e Yahel erano state uccise nell’attacco del 7 ottobre 2023 contro il Kibbutz Be’eri, Israele.

Sharabi ha dichiarato che, dopo il rilascio, si è dedicato a raccontare la sua esperienza come ostaggio nei suoi viaggi tra comunità ebraiche e istituzioni internazionali, impegno che descrive anche nel suo libro “Hostage”. Ha riferito anche della nascita di un legame profondo con un altro ex ostaggio, Alon Ohel, durante la prigionia; i due, da allora, cercano di restare in contatto quotidianamente.

Un portavoce del ministro Wong ha affermato che il governo continua a condannare fermamente ogni forma di antisemitismo e, dopo i fatti di Bondi, sta rafforzando le leggi contro la diffusione dell’odio antisemita e gli abusi online, oltre ad agire sul piano dell’istruzione e della revoca di visti a chi promuove antisemitismo. Wong ha anche espresso vicinanza ai familiari delle vittime dell’attacco.

Sharabi, che oggi vive da uomo libero, ha raccontato di apprezzare ogni momento della propria quotidianità e di ritenere la libertà un valore inestimabile. Dopo la sua prigionia, aveva pensato di trasferirsi a Londra con la famiglia, ma oggi immagina un futuro in Israele, lontano però dal Kibbutz Be’eri, luogo che associa al trauma subito.