Martina Navratilova, ex campionessa di tennis e sostenitrice storica dei diritti LGBT, ha espresso pubblicamente il proprio dissenso verso la posizione di Billie Jean King in tema di atleti transgender nelle competizioni femminili. Sebbene King abbia sempre difeso la parità di diritti e l’inclusione nello sport, riconoscendo le differenze fisiche tra uomini e donne, Navratilova ritiene che sostenere la partecipazione di atleti transgender nati maschi nelle categorie femminili sia in contraddizione con tali principi.
Navratilova sostiene che la questione vada oltre la semplice gentilezza e inclusione, citando rischi per l’equità, la privacy e la sicurezza delle donne, nonché la perdita di posti in squadra, premi e riconoscimenti. Per lei la soluzione è mantenere categorie basate sul sesso biologico. La sua frustrazione cresce anche per la mancanza di un confronto diretto con King, la quale avrebbe dichiarato di volerle parlare ma, secondo Navratilova, non avrebbe realmente ascoltato le sue ragioni.
Anche Nancy Hogshead, ex nuotatrice olimpica e avvocata per i diritti civili, critica la linea di King. Hogshead, inizialmente favorevole all’inclusione di atleti transgender, ha rivisto la propria posizione dopo aver approfondito gli effetti della pubertà maschile sulle prestazioni sportive e analizzato casi emblematici come Caster Semenya e Lia Thomas. Sostiene che King sia consapevole dei vantaggi fisici dei maschi, ma che non abbia collegato tali evidenze alle implicazioni per le atlete donne. Hogshead imputa inoltre a King una certa reticenza ad esporsi in dibattiti controversi per evitare ostilità.
Navratilova riflette anche sulla propria esperienza personale con Renée Richards, tennista transgender che negli anni ‘70 ottenne il diritto di partecipare nel circuito femminile. La stessa Richards, oggi, riconosce che la partecipazione di chi ha attraversato la pubertà maschile comporta un vantaggio indelebile.
Nonostante le critiche ricevute all’interno della comunità LGBTQ per le sue posizioni, Navratilova ribadisce il suo impegno per i diritti umani, ma ritiene che l’accesso alle categorie femminili debba restare riservato a chi è biologicamente donna. A suo avviso, l’inclusione non può andare a scapito dell’equità nello sport femminile.
Ad oggi, Billie Jean King non ha voluto rilasciare commenti ulteriori sulla questione.
