La diplomazia internazionale tenta di fermare la guerra nel Golfo attraverso l'”accordo di Islamabad”, che propone una tregua di 45 giorni e negoziati su questioni chiave come il blocco dello Stretto di Hormuz. Donald Trump ha definito l’iniziativa “un passo importante ma non sufficiente”, lanciando nuovi ultimatum a Teheran e minacciando pesanti attacchi militari nel caso l’Iran non accetti l’accordo entro martedì notte. L’Iran ha però respinto la tregua temporanea, presentando un contro-piano in 10 punti che chiede la cessazione definitiva delle ostilità, la riapertura sicura dello Stretto di Hormuz, risarcimenti e la revoca delle sanzioni occidentali. Il governo iraniano ha dichiarato che lo snodo marittimo non sarà riaperto in cambio di una tregua limitata e giudica inaccettabile anche il piano statunitense di 15 punti.
Secondo fonti diplomatiche, il piano mediato dal Pakistan prevedeva il coinvolgimento di Stati Uniti, Egitto e Turchia, con una trattativa strutturata in due fasi e la possibilità di prorogare la tregua. Le prospettive di un accordo in tempi brevi restano però basse. Mentre procedono i contatti diplomatici, Donald Trump ha alzato i toni sui social, minacciando bombardamenti mirati contro infrastrutture iraniane strategiche e prorogando di un giorno l’ultimatum al regime iraniano. La Casa Bianca, secondo alcune fonti, considera questa estensione come un’ultima opportunità prima di avviare una campagna militare congiunta israelo-americana contro gli impianti energetici dell’Iran.
Israele, sotto la guida di Benjamin Netanyahu, intensifica i raid contro obiettivi iraniani, colpendo siti petrolchimici come quello di South Pars e puntando all’eliminazione dei vertici militari della Repubblica islamica. Netanyahu afferma che le operazioni continueranno fino al raggiungimento degli obiettivi fissati. La Turchia, per voce del presidente Erdogan, accusa Israele di ostacolare attivamente ogni iniziativa diplomatica per la pace.
Sul fronte militare, l’Iran ha respinto le minacce di Trump, definendole prive di effetto sulle operazioni in corso e attribuendo alla leadership americana una retorica arrogante utilizzata per coprire le sconfitte subite. Intanto, le tensioni nella regione causano gravi ripercussioni sui mercati internazionali e continuano gli scontri, tra cui il recente attacco missilistico iraniano contro la città di Haifa in Israele.
