La gestione dell’emergenza migranti a Ceuta ha causato divisioni tra i governi europei. Da un lato, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha inviato una lettera all’Unione europea per chiedere una riunione urgente dei ministri dell’Interno dei 27 Stati membri, sottolineando che la difesa dei confini esterni è una responsabilità condivisa e criticando la reazione “asimmetrica” dell’Italia. Sanchez ha considerato imperdonabile la scelta italiana di rafforzare i controlli alle frontiere, ritenendola dettata da ignoranza o da interessi politici e sostenendo che la Spagna rappresenta uno dei confini esterni più sicuri dell’Unione, secondo Frontex.

Parallelamente, la premier italiana Giorgia Meloni, insieme ad altri 21 leader europei, ha promosso una lettera per richiedere un intervento coordinato e rapido da parte dell’UE, evidenziando la necessità di rafforzare temporaneamente i controlli alle frontiere, se necessario. Nel testo si esprimono dubbi sulle regolarizzazioni di massa attuate dalla Spagna, considerate un possibile fattore di attrazione per migrazioni irregolari, pur riconoscendo l’impegno per il rimpatrio dei migranti in Marocco, e si offre il supporto europeo, anche tramite l’agenzia Frontex.

Le opposizioni politiche sia in Spagna che in Italia hanno criticato la gestione della crisi; in Spagna l’opposizione accusa Sanchez di aver fallito triplicemente, mentre in Italia i partiti di centrodestra denunciano le politiche di accoglienza indiscriminata e il centrosinistra ribatte che la chiusura di Schengen sia pericolosa. Nel frattempo, il Dipartimento di Stato americano ha invitato i cittadini statunitensi a riconsiderare viaggi a Ceuta a causa della situazione imprevedibile e dei rischi per la sicurezza, dopo che la Spagna ha dispiegato esercito e forze dell’ordine nella zona.