Per partecipare quest’anno alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi” di Roma, le case editrici devono sottoscrivere una dichiarazione sui principi costituzionali, democratici e antifascisti. La premier Giorgia Meloni ha criticato questa decisione, definendola una forma di censura che limita la libertà di pensiero, dichiarando che la censura non è compatibile con una società democratica. In risposta, l’organizzazione della fiera ha precisato che la dichiarazione richiesta non è uno strumento di censura ma un modo per garantire chiarezza e unità tra i partecipanti, sottolineando che il documento non contiene riferimenti politici o partitici. Le polemiche sono state alimentate anche da altri esponenti politici. Angelo Bonelli (AVS) ha accusato Meloni di negare i valori dell’antifascismo, fondamentali per la Costituzione italiana, e di strizzare l’occhio all’estrema destra, citando la recente manifestazione di gruppi neofascisti a Roma e la mancanza di condanna da parte della premier. Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha sostenuto la posizione di Meloni, affermando che nessuno dovrebbe avere bisogno di dichiarare il proprio orientamento per poter partecipare a una fiera e che il diritto di opinione deve essere sempre tutelato nell’ambito della legalità. Infine, Giuseppe Conte (M5S) ha definito “surreale” la polemica sollevata da Meloni, criticandola per distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali del paese come infrastrutture, giustizia e sanità.