Donald Trump ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, insieme ai principali segretari di Stato, Difesa e Tesoro. L’incontro, avvenuto nello Studio Ovale e durato oltre un’ora, è servito a discutere principalmente la posizione nei confronti dell’Iran e a cercare di superare le recenti tensioni tra Stati Uniti e Israele. Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, si è trattato di un colloquio produttivo, caratterizzato da collaborazione. Netanyahu sui social ha sottolineato che l’obiettivo condiviso con Trump resta quello di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

Il portavoce di Netanyahu, Doron Spielman, ha dichiarato che Stati Uniti e Israele sono “pienamente allineati” sulla questione iraniana e che sostengono le scelte di Trump. Durante il vertice non si è trattato il tema della vendita degli F-35 alla Turchia, argomento che di recente aveva causato attriti tra i due Paesi. Trump aveva criticato in passato Netanyahu per essersi espresso contro questa operazione.

Prima dell’incontro, Trump aveva espresso disappunto per l’annuncio di Netanyahu riguardo a nuove informazioni sull’attività nucleare iraniana, ritenendo non necessario pubblicizzare tali intelligence. Nonostante ciò, il presidente ha minimizzato le divergenze, ribadendo di poter agire facilmente contro il sito nucleare iraniano di Pickaxe Mountain se necessario.

L’incontro si è svolto in un clima di sicurezza rafforzata a Washington per il funerale del senatore Lindsey Graham. All’esterno della Casa Bianca, manifestanti pro-Palestina hanno contestato la visita di Netanyahu, accusandolo di crimini di guerra e chiedendo agli Stati Uniti di interrompere l’invio di armi a Israele. Negli Stati Uniti cresce lo scetticismo verso la politica israeliana: tra i democratici sono numerose le richieste di riduzione degli aiuti a Israele e il sindaco di New York ha chiesto l’arresto del primo ministro sulla base di un mandato internazionale.

Anche tra i repubblicani vi sono tensioni: alcuni alleati di Trump temono che Netanyahu possa cercare di coinvolgere maggiormente gli Stati Uniti nel conflitto in corso, mentre cresce la preoccupazione per il protrarsi della guerra, che mette a rischio le prospettive elettorali. Secondo alcuni funzionari, la guerra è ormai al sesto mese e il nuovo governo iraniano appare più determinato rispetto al precedente a dotarsi di arma nucleare.