La frana che ha colpito Niscemi ha distrutto la piattaforma di lancio utilizzata dall’aviatore Angelo D’Arrigo, alcune abitazioni private e un casolare, lasciando visibile solo un tratto della vecchia passeggiata panoramica. Dalla zona del belvedere si osserva l’ampiezza dei danni. Cinque scuole elementari (Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi, Pirandello), situate nella zona rossa, sono state chiuse: centinaia di bambini restano a casa. Restano aperte solo due scuole primarie, Mario Gori e Don Milani, fuori dall’area a rischio, e nessun problema è stato segnalato per le scuole medie. Il sindaco Massimiliano Conti assicura che non ci saranno doppi turni e che alcune classi saranno trasferite in edifici scolastici sicuri. Si lavora per garantire metano e riscaldamento negli edifici utilizzati temporaneamente.
L’emergenza abitativa riguarda oltre 1.500 persone evacuate. Alcuni sfollati raccontano difficoltà nella ricerca di una nuova abitazione e denunciano speculazioni sugli affitti. L’accoglienza è stata organizzata all’interno del palazzetto dello sport, dove sono state allestite brandine, e nella casa di riposo Giugno. Volontari e associazioni raccolgono indumenti e beni di prima necessità per aiutare le famiglie costrette a lasciare le loro case.
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta da parte della procura di Gela per accertare eventuali responsabilità o omissioni nella gestione del rischio. L’indagine ipotizza i reati di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Il procuratore Salvatore Vella segue sul posto le operazioni, sottolineando la necessità di controlli e sicurezza nelle aree colpite e ricordando che casi simili avevano già imposto modalità di intervento precise, come accaduto a Ravanusa nel 2021.
Secondo la struttura commissariale regionale di contrasto al dissesto idrogeologico, dal 2018 il Comune di Niscemi non ha presentato nessuna richiesta ufficiale per interventi di messa in sicurezza, nonostante il massimo livello di rischio geologico (R4) dell’area e un precedente evento franoso nel 2019. La commissione regionale può agire solo su progetti ufficialmente presentati e validati dalle autorità competenti.
Il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, ha proposto di considerare aree nel territorio gelese al confine con Niscemi per la ricostruzione dei quartieri distrutti, per mantenere l’identità della comunità.
Il Codacons ha annunciato la presentazione di un esposto, evidenziando che la frana era prevedibile e tecnicamente valutabile da anni, e denunciando la mancata prevenzione. L’associazione chiede interventi urgenti e strutturali e un costante monitoraggio della zona. Geologi e tecnici sottolineano che l’urbanizzazione dell’area non era compatibile con la natura del suolo e che sarebbero stati necessari interventi preventivi adeguati.
