Dopo una breve tregua, i prezzi del petrolio sono tornati a salire superando i 114 dollari al barile, a causa del mancato accordo per una pausa nei conflitti tra Iran e Stati Uniti. Le trattative diplomatiche proseguono, ma gli investitori temono danni permanenti alle infrastrutture petrolifere in Iran e nei paesi del Golfo. Questi attacchi continuano ad avere effetti rilevanti anche se il conflitto dovesse concludersi a breve.
In Italia, il governo ha prorogato fino al 1 maggio il taglio delle accise tramite decreto, ora in esame alla commissione finanze del Senato. Tuttavia, i prezzi alla pompa continuano a crescere. Secondo il Mimit, il prezzo medio della benzina in modalità self è a 1,781 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 2,140 euro al litro. Sulla rete autostradale i prezzi sono più elevati: 1,816 euro per la benzina e 2,157 euro per il gasolio.
Le incertezze sulle operazioni militari alimentano timori per una crisi finanziaria e industriale. Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, ha evidenziato che il conflitto mette a rischio la stabilità dei prezzi delle materie prime, con potenziali ripercussioni su inflazione e tassi di interesse. Si osservano anche preoccupazioni per il settore del credito privato, nonostante non si tratti, al momento, di un problema sistemico.
L’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione di 206mila barili, che inizialmente aveva portato a un calo dei prezzi fino al 2%. Tuttavia, il rifiuto dell’Iran verso la proposta degli Stati Uniti e gli attacchi agli impianti petrolchimici iraniani hanno invertito la tendenza: il Wti ha registrato un aumento del 2,4%, raggiungendo 114 dollari, mentre il Brent è salito a 111 dollari, con un incremento dell’1,9%. Complessivamente, nell’ultima settimana il prezzo è aumentato del 23%, con effetti diretti su inflazione, reddito delle famiglie e bilanci delle imprese europee e statunitensi.
Nel fine settimana, secondo Kpler, per lo stretto di Hormuz sono transitate 21 navi, grazie anche al passaggio consentito dall’Iran a imbarcazioni di paesi alleati, ma le quantità restano inferiori ai livelli precedenti la guerra. Persistono danni a numerose raffinerie, campi petroliferi e impianti del gas in Iran e nei paesi vicini. Secondo Bloomberg, non è chiaro quanto tempo servirà per il ripristino di queste strutture.
