Un nuovo studio, condotto dalla Cleveland Clinic e che sarà presentato al congresso ASCO 2026 a Chicago, suggerisce che i farmaci GLP-1, comunemente usati per il controllo del peso e il diabete, potrebbero rallentare la progressione di alcuni tumori legati all’obesità, tra cui quelli ai polmoni, al seno, al colon-retto e al fegato. La ricerca, di tipo retrospettivo su 12.112 pazienti affetti da diversi tumori (adenocarcinoma mammario, prostatico, polmonare non a piccole cellule, colonrettale, epatocellulare, renale e pancreatico), ha confrontato chi ha iniziato terapia con GLP-1 dopo la diagnosi e chi invece ha assunto inibitori DPP-4 (gliptine).

I risultati mostrano che nei pazienti trattati con GLP-1 si è verificata una minore progressione alla fase 4 per quattro tumori: polmone non a piccole cellule (riduzione del rischio del 50%), mammella, colon-retto (31%) e fegato (38%). Per prostata, pancreas e reni, pur registrandosi tassi di progressione inferiori, le differenze non sono risultate statisticamente significative.

Lo studio ha inoltre rilevato che i pazienti i cui tumori presentavano una maggiore densità di recettori GLP-1 hanno avuto un miglior esito di sopravvivenza, essendo circa un terzo meno propensi al decesso durante il periodo di osservazione. Gli effetti collaterali rilevati nelle due coorti (GLP-1 e gliptine) sono risultati simili.

Gli autori sottolineano che, trattandosi di uno studio osservazionale e non di un trial clinico randomizzato, non è possibile stabilire un nesso causale diretto tra uso di GLP-1 e rallentamento della progressione tumorale e che altri fattori, quali lo stato di salute generale, la perdita di peso e il miglioramento metabolico, potrebbero aver influito sui risultati. Viene evidenziata la necessità di ulteriori studi clinici randomizzati per capire meglio i meccanismi attraverso cui il GLP-1 potrebbe influenzare la crescita o la diffusione di alcuni tipi di tumori.