Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), è stato condannato a 12 anni di reclusione per il crollo del ponte Morandi avvenuto il 14 agosto 2018. Il tribunale ha imposto pene anche ad altri ex vertici di Aspi e Spea: Michele Donferri Mitelli ha ricevuto 11 anni, Paolo Berti e Antonino Galatà sono stati condannati a 5 anni e sei mesi ciascuno. In totale le condanne sono state 32, per quasi 200 anni complessivi, mentre 25 tra imputati sono stati assolti o la loro posizione è andata prescritta. Tutti gli imputati erano accusati, a vario titolo, di omicidio semplice, omicidio stradale e crollo colposo.
Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle Infrastrutture, è stato condannato a 5 anni. Le richieste della procura erano superiori per quasi tutti gli imputati.
Dopo la sentenza, il Comitato dei parenti delle vittime ha sottolineato che questa sancisce responsabilità precise e respinge ipotesi alternative sulle cause del crollo. Egle Possetti, presidente del Comitato dei parenti, ha affermato che la decisione rappresenta un punto fermo contro speculazioni sulle origini del disastro.
Le reazioni istituzionali arrivano dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha rimarcato l’importanza che chi ha sbagliato paghi, e dal viceministro Edoardo Rixi, che ha descritto la sentenza come un passaggio importante per la verità, pur osservando la lentezza del processo. La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha espresso vicinanza alle vittime e alle loro famiglie e ha ribadito la necessità di puntare sulla prevenzione e sulla sicurezza del territorio. Il Comune di Genova, insieme a Regione Liguria e Ministero, si è costituito parte civile e risarcimenti saranno oggetto di procedimento civile separato.
Gli imputati condannati e i loro legali annunciano il ricorso in appello, sostenendo l’innocenza del proprio assistito e contestando le motivazioni della condanna.
