Alle 11.41 la Camera ha approvato la nuova legge elettorale, sostenuta dal centrodestra, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Nel centrodestra l’atmosfera è stata di sollievo, con applausi e strette di mano, mentre tra le opposizioni si sono sollevate proteste e cartelli con la scritta ‘Legge truffa’ e ‘Meloni ha fallito’. La riforma prevede l’indicazione obbligatoria del candidato premier e un consistente premio di maggioranza per le coalizioni che superano il 42% dei voti.
Durante il dibattito le posizioni si sono mostrate nette: la maggioranza ha difeso la riforma affermando che porterà stabilità e governabilità, mentre il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle hanno contestato la legge, definendola antidemocratica e accusando il governo di voler concentrare il potere. Tra le critiche più dure, Riccardo Magi (Più Europa) ha parlato di “colpo di stato elettorale”; Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) l’ha definita una “schiforma”, e Giuseppe Conte (M5s) ha espresso la preoccupazione per un “premio di maggioranza incostituzionale”.
Tensione anche tra gli alleati di governo sui temi delle preferenze: i parlamentari vicini a Vannacci hanno ribadito la loro contrarietà, ricordando che il governo era già stato sconfitto su questo punto due giorni prima. Sullo sfondo rimangono i possibili attriti futuri tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, soprattutto riguardo la ripresentazione dell’emendamento sulle preferenze al Senato.
Durante la votazione, l’Aula si è riempita soprattutto per gli ultimi interventi e il clima si è surriscaldato, con numerosi richiami all’ordine. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto. Mentre Antonio Tajani (Forza Italia) ha commentato che la maggioranza è coesa, Matteo Salvini (Lega) ha mantenuto una posizione più distaccata, augurandosi che al Senato si possa discutere nuovamente sulle preferenze.
La legge passa ora al Senato, dove saranno decisive le prossime scelte della presidente del Consiglio e della maggioranza.
