Analizzando circa 200.000 cellule, un gruppo di ricercatori guidato dall’Università della California a San Francisco ha realizzato la mappa più dettagliata dell’interfaccia materno-fetale, la zona di contatto tra madre e feto in via di sviluppo. Lo studio, pubblicato su Nature, ha permesso di identificare diversi tipi cellulari, seguirne lo sviluppo e comprenderne il collegamento con complicazioni della gravidanza, come aborto spontaneo, parto pretermine e preeclampsia, una condizione che comporta pressione alta e rischi sia per la madre sia per il neonato.
L’interfaccia materno-fetale, composta da cellule dell’utero e della placenta, svolge un ruolo fondamentale nello scambio di nutrienti, ossigeno e sostanze di scarto, oltre a regolare il sistema immunitario materno per evitare che attacchi il feto. La sua natura complessa ne aveva reso difficile lo studio approfondito. Il gruppo coordinato da Jingjing Li ha applicato tecnologie avanzate per analisi a singola cellula e integrato i risultati con dati genetici di oltre 10.000 pazienti.
La ricerca ha inoltre identificato un nuovo tipo cellulare, che sembra regolare quanto profondamente la placenta penetra nell’utero; questo processo è essenziale per connettere il feto al flusso sanguigno materno. È stato osservato che tali cellule possiedono un recettore per i cannabinoidi: l’esposizione a queste sostanze riduce la capacità delle cellule della placenta di invadere l’utero, aumentando il rischio di complicanze in gravidanza.
