Lindsay Clancy, 36 anni, è sotto processo con l’accusa di omicidio di primo grado per la morte dei suoi tre figli, Cora, Dawson e Callan, tutti sotto i sei anni, trovati strangolati nella loro casa nel gennaio 2023. La difesa sostiene che Clancy soffriva di psicosi postpartum al momento dei fatti. La giuria per il processo è composta da 12 donne e 6 uomini, ma solo i primi 12 membri delibereranno; gli altri sono supplenti. Tommy Pope, politico della Carolina del Sud e pubblico ministero che seguì il noto caso di Susan Smith, ha affermato che le donne in giuria potrebbero non essere così comprensive nei confronti della Clancy come spesso si pensa, indicando che una precedente esperienza di depressione postpartum non necessariamente rende una donna più empatica verso chi commette un simile reato. Pope osserva inoltre che la paralisi di Clancy, conseguente a un tentativo di farsi del male, potrebbe influenzare il giudizio della giuria: alcuni, in particolare uomini, potrebbero ritenerla già punita abbastanza dalla sua condizione fisica.

Durante il processo i pubblici ministeri hanno contestato la tesi della psicosi, presentando il parere di esperti come il dottor Saathoff, psichiatra forense, che ha evidenziato l’insolita natura delle allucinazioni uditive raccontate da Clancy, mai menzionate nelle precedenti valutazioni cliniche, e il fatto che queste siano terminate dopo la morte del figlio più piccolo. Un altro esperto, il dottor Heilbrun, ha spiegato che chi sperimenta allucinazioni può in certi casi restare in grado di rispettare la legge.

La difesa ha invece fatto testimoniare il dottor Resnick, secondo cui Clancy avrebbe agito sotto il comando allucinatorio, sentendosi come “una marionetta” controllata da una forza esterna e priva di controllo sul proprio corpo.

All’esterno del tribunale, alcune persone hanno manifestato sostegno a Clancy, sottolineando la scarsità di aiuti e informazioni disponibili sul tema della salute mentale e sul rischio di problemi post parto, auspicando cambiamenti nell’assistenza alle donne.