L’Emilia-Romagna ha approvato una legge che disciplina le procedure per il suicidio medicalmente assistito, diventando la terza Regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, ad adottare un provvedimento in materia. La norma è stata varata dopo un dibattito acceso e una lunga seduta dell’assemblea legislativa, su iniziativa di Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Civici e Movimento 5 Stelle. Il testo è stato sostenuto da queste forze politiche, mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno espresso voto contrario.
L’obiettivo della legge, nel rispetto dei criteri fissati dalla Corte costituzionale, è garantire procedure uniformi, tempi adeguati alle condizioni cliniche dei pazienti e pari accesso in tutta la Regione. È prevista l’istituzione della Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam) per ogni Area vasta, incaricata di verificare la presenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. Il parere del Comitato regionale per l’etica clinica sarà richiesto, ma non sarà vincolante. La procedura sarà gratuita per i pazienti, ai quali dovranno essere illustrate tutte le alternative terapeutiche, incluse le cure palliative.
L’iter legislativo era iniziato a giugno, con l’esame del testo da parte della Commissione Sanità dell’Assemblea regionale, che aveva scelto la proposta della maggioranza e l’aveva abbinata a una legge popolare sostenuta da 7.300 firme. In precedenza, la Regione era intervenuta sulla materia con atti amministrativi, poi oggetto di ricorsi.
Il governatore Michele de Pascale ha sottolineato che, in mancanza di una legge nazionale, la Regione ha scelto la strada della legge regionale per garantire applicazione uniforme e massima trasparenza. L’associazione Luca Coscioni, che aveva promosso una proposta di iniziativa popolare sul tema, ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto, sottolineando l’importanza del provvedimento di fronte all’assenza di una legge statale. Secondo le forze di centrosinistra, la legge regionale non introduce nuovi diritti ma organizza sul piano sanitario un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, mentre il centrodestra ha criticato la scelta della Regione, ritenendo che la priorità debba essere il potenziamento delle cure palliative e dell’assistenza alle persone più fragili.
