Nell’inverno appena trascorso, le vittime di valanghe nell’area alpina sono aumentate in modo significativo: 136 decessi contro i 70 della stagione precedente. L’Italia ha registrato il maggior numero di morti, 38, seguita da Francia (32) e Austria (30). Il caso più grave si è verificato ai primi di novembre sul Cima Vertana, nel Gruppo dell’Ortles, con cinque vittime. Secondo Daniel Battocletti dell’Ufficio Meteorologia e prevenzione valanghe della Provincia di Bolzano, le cause principali sono di natura tecnica e si riferiscono ai cosiddetti strati deboli persistenti: scarse nevicate all’inizio dell’inverno, seguite da freddo intenso, hanno formato uno strato fragile di brina, successivamente coperto da nuove nevicate. Questa mancanza di coesione rende il manto nevoso instabile e vulnerabile anche a minimi sovraccarichi, come il passaggio di una sola persona. Gli esperti collegano anche il cambiamento climatico a una maggiore instabilità della neve, a causa di temperature più alte e raffiche di vento che accumulano neve in lastroni instabili. A questi fattori si aggiunge la crescente popolarità di discipline come lo sci alpinismo e il fuoripista, che aumenta il numero di frequentatori della montagna. Le autorità ribadiscono l’importanza della massima prudenza, specialmente sui pendii ripidi in quota.