Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha revocato la green card a due parenti del defunto generale iraniano Qasem Soleimani, arrestando la nipote Hamideh Soleimani Afshar e la pronipote Sarinasadat Hosseiny a Los Angeles. Le due donne erano regolarmente entrate nel paese nel 2015, la prima con un visto turistico, la seconda con un visto studentesco. Nel 2019 avevano ottenuto asilo da un giudice; successivamente, Afshar aveva ricevuto la green card nel 2021 e Hosseiny nel 2023.

L’U.S. Citizenship and Immigration Services (USCIS) aveva poco prima segnalato ‘gravi rischi per la sicurezza nazionale e pubblica’ legati alle procedure di verifica delle richieste di residenza, giudicate insufficienti sia per naturalizzazioni sia per concessioni di asilo. L’agenzia ha annunciato una revisione dei dossier degli stranieri provenienti da paesi ad alto rischio, in linea con gli ordini esecutivi volti a rafforzare i controlli. I controlli saranno estesi su base retroattiva anche a chi è entrato negli Stati Uniti prima di queste nuove disposizioni, se necessario.

Secondo le autorità, Soleimani Afshar avrebbe più volte viaggiato in Iran dopo aver ottenuto lo status di residente, comportamento ritenuto incompatibile con la sua richiesta di asilo, considerata quindi fraudolenta. Le due donne sarebbero inoltre note come sostenitrici del regime iraniano; Soleimani Afshar è stata accusata di aver celebrato attacchi contro cittadini americani e di aver definito gli Stati Uniti il ‘Grande Satana’. Attualmente sono sotto custodia in attesa di espulsione.

L’USCIS ha annunciato l’adozione di un nuovo piano di verifica delle domande di immigrazione, che includerà informazioni classificate e non, controlli ampliati sui precedenti penali, sulla verifica dell’identità e su possibili indicatori di frode o rischi di sicurezza. L’ente ha sottolineato che la concessione della green card è un privilegio e che può essere revocata in caso di minaccia alla sicurezza nazionale.