Il Segretario di Stato Marco Rubio ha revocato il permesso di ingresso negli Stati Uniti ai principali funzionari iraniani e alle loro famiglie, motivando la decisione con la continua repressione del regime di Teheran. Secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency (HRANA), dal 28 dicembre sono stati uccisi oltre 6.200 manifestanti e quasi 17.100 persone sono state arrestate, mentre le comunicazioni su internet restano interrotte nel Paese. La misura del governo statunitense punta a negare benefici dell’immigrazione a chi, secondo il Dipartimento di Stato, trae profitto dall’oppressione perpetrata dal governo iraniano.

La situazione dei diritti civili in Iran rimane tesa e si inserisce in un quadro di crescente conflitto tra il leader supremo Ali Khamenei e il presidente americano Donald Trump, impegnati da tempo su un potenziale accordo nucleare. In risposta alle tensioni, il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha affermato che le forze armate del Paese sono pronte a reagire subito ad ogni possibile aggressione, precisando che l’Iran accoglie favorevolmente un accordo nucleare equo che garantisca i diritti all’uso pacifico della tecnologia nucleare e assicuri l’assenza di armi atomiche.

Trump ha annunciato su Truth Social l’invio di una vasta flotta militare verso l’Iran, dichiarando che verrà usata ‘velocemente e con forza, se necessario’. Ha ricordato una precedente operazione chiamata ‘Operation Midnight Hammer’ e ha avvertito che un nuovo attacco sarebbe ancora più grave, esortando l’Iran a trovare un accordo. Inoltre, Trump ha imposto una tariffa finale del 25% sulle nazioni che continuano a collaborare economicamente con l’Iran.

Contestualmente, il Dipartimento di Stato americano ha chiesto a Teheran di annullare la condanna a morte per Saleh Mohammadi, giovane lottatore iraniano arrestato dopo una manifestazione pacifica contro il regime.