A più di tre anni dall’attacco che lo ha quasi ucciso, lo scrittore Salman Rushdie è tornato a parlare della drammatica esperienza in occasione del Sundance Film Festival, durante la presentazione del film ‘Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie’. Rushdie, oggi 78 anni, ha spiegato che la scelta di raccontare quanto accaduto è motivata dal desiderio di mostrare i principi in gioco e rendere le persone consapevoli della realtà di un attentato terroristico.
Il 12 agosto 2022, durante una conferenza presso la Chautauqua Institution nello Stato di New York, Rushdie fu aggredito sul palco da Hadi Matar. L’attacco, durato circa 27 secondi, gli ha causato la perdita della vista da un occhio e gravi danni a una mano e al fegato. Trasportato d’urgenza in ospedale, ha subito diversi interventi chirurgici. L’aggressore, 27enne, è stato condannato a 25 anni di carcere nel maggio 2025.
Rushdie ha dichiarato di non aver voluto lasciare che la violenza subita modificasse il suo percorso da scrittore: ha deciso di non scrivere libri motivati dalla paura o dalla vendetta, ma di proseguire la sua opera come aveva fatto fino a quel momento. Secondo l’autore, la sua sopravvivenza all’attacco gli ha permesso di vedere sia la crudeltà sia il coraggio dell’umanità: la violenza subita da una parte, il pronto intervento del pubblico dall’altra.
L’autore ha espresso preoccupazione per il clima globale odierno, descrivendo una diffusione crescente del radicalismo che rende difficile il dialogo serio. Rushdie ha riflettuto sull’influenza degli scrittori, sottolineando come spesso i regimi autoritari temano chi, con la scrittura e senza armi, mette in discussione la narrazione imposta dal potere.
