Cosa rappresenta Sanremo oggi per questo Paese?
Perché il Festival non è più soltanto musica da molto tempo.
È diventato una gigantesca operazione di costume nazionale. Una piattaforma culturale che pretende di raccontare l’Italia contemporanea.
E proprio qui nasce il problema.
Sanremo vuole essere moderno, giovane, inclusivo.
Vuole essere culturalmente rilevante, perfino trasgressivo, ma da anni finisce per essere l’esatto contrario: il trionfo del conformismo rassicurante, e soprattutto di una mediocrità imbarazzante

Un Festival che dovrebbe intercettare il futuro della musica italiana, selezionarne la qualità, rappresentarla nel mondo, finisce così per certificare il presente più prevedibile possibile.

Il caso della canzone vincitrice è emblematico.
Un ritornello già sentito da mio nonno costruito sull’idea che senza l’altro la vita non abbia senso. Che l’esistenza trovi valore solo nella presenza di un partner.

Nulla di nuovo, certo. Ma è proprio questo il punto.
Nel 2026 continuiamo a premiare una narrazione sentimentale che romanticizza la dipendenza emotiva, mentre nello stesso tempo — sui social, nei dibattiti pubblici, nelle campagne culturali — proclamiamo autonomia, autostima e relazioni sane.
È il cortocircuito perfetto del costume italiano:
predichiamo indipendenza e celebriamo l’annullamento.

Sanremo oggi sembra rispondere soprattutto a un bisogno nazionale: sentirci dalla parte giusta senza dover cambiare nulla. Dove la guerra no, il razzismo no, il bullismo no, ma tutto in superficie.
Un luogo dove la modernità viene simulata, sterilizzata e resa innocua.
Dove si parla di contemporaneità evitando accuratamente qualsiasi vera frizione culturale.
Il risultato è un Festival che vuole apparire progressista ma spesso produce contenuti banalmente qualunquistici — e talvolta perfino contraddittori rispetto ai valori che dichiara di rappresentare.

Aurelio Mustacciuoli

 

Sanremo è ancora un festival capace di rappresentare la qualità musicale italiana nel mondo?
La canzone vincitrice vi rappresenta davvero?