Il Dipartimento di Stato americano invita i cittadini statunitensi a lasciare immediatamente il Medio Oriente a causa dell’aggravarsi del conflitto nella regione e delle chiusure dello spazio aereo che stanno ostacolando i viaggi e le operazioni di evacuazione. Negli ultimi giorni sono oltre 9.000 gli americani rientrati dalla zona, ma solo 300 provenivano da Israele.
Molti cittadini, come Shanice Day e la sua amica, si sono trovati improvvisamente bloccati negli Emirati Arabi Uniti, dove si erano recate per una breve vacanza. Dopo l’inizio degli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran il 28 febbraio, l’Iran ha risposto immediatamente con lanci di missili e droni verso la regione, colpendo anche l’aeroporto internazionale di Dubai. La chiusura dello spazio aereo ha causato l’annullamento dei voli di ritorno, costringendo i viaggiatori a cercare percorsi alternativi. Day è riuscita a tornare a Houston solo passando prima dall’Australia, dopo continui tentativi falliti di prenotare voli.
Situazione simile in Israele, dove i rischi di conflitto sono sempre presenti. Jenna Fonberg e Jetlyn Toledo si trovavano a Tel Aviv poco prima degli attacchi e sono dovute riparare ripetutamente nei rifugi a causa delle sirene di allarme. Nonostante avessero valutato la possibilità di lasciare il paese via terra verso la Giordania o l’Egitto, hanno preferito attendere la riapertura graduale dello spazio aereo israeliano, tornando poi negli Stati Uniti con il volo inizialmente prenotato.
Anche Ben Suster e sua moglie si sono ritrovati confinati in un rifugio durante la loro luna di miele in Israele. Dopo giorni passati in un garage adibito a rifugio, si sono trasferiti presso la famiglia in un insediamento vicino a Gerusalemme e sono poi riusciti a evacuare grazie all’intervento di una organizzazione non profit. Suster ha dichiarato che, nonostante la situazione, si sentivano al sicuro e ha deciso di lasciare il paese solo per esigenze familiari, dovendo rientrare in Florida.
Secondo il Dipartimento di Stato, dal 28 febbraio più di 32.000 americani sono riusciti a rientrare negli Stati Uniti dall’inizio delle ostilità.
