McKenna West, infermiera e madre dell’Alaska, ha portato avanti una gravidanza come madre surrogata per Omar Ahmed e Nausheen Gilkar, una coppia californiana. La gravidanza è stata segnata dalla diagnosi, a circa 20 settimane, di sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS), una grave patologia cardiaca congenita. Secondo West, i genitori biologici le hanno chiesto di interrompere la gravidanza dopo la diagnosi, richiesta da lei rifiutata. West ha poi scelto di trasferirsi in Texas per dare alla luce il bambino. Al momento della nascita, il 12 agosto, West sostiene di essere stata separata dal neonato circa 60 secondi dopo il parto e di non aver potuto tenerlo in braccio.
Il neonato, chiamato Rumi dai genitori biologici e Gabriel da West e dai suoi sostenitori, è stato sottoposto il 17 agosto a un intervento chirurgico (procedura Norwood), il primo di una serie di operazioni richieste per trattare l’HLHS. L’avvocato della coppia californiana, Lee Budner, ribadisce che Ahmed e Gilkar hanno acconsentito prontamente alla procedura chirurgica non appena i medici lo hanno ritenuto possibile, e che il bambino è ora sotto le loro cure e quelle dell’équipe medica. Budner aggiunge che le condizioni di salute del bambino permangono critiche e complesse, sottolineando che i genitori intendono concentrarsi sulla sua guarigione.
La vicenda ha però alimentato una disputa legale sui diritti di custodia. West, assistita da Alliance Defending Freedom e sostenuta dall’organizzazione Live Action, dichiara di lottare per assicurare al bambino tutte le cure mediche necessarie. Precisa inoltre di non voler sottrarre il figlio ai genitori biologici, ma di voler difendere i bisogni del neonato a causa della sua vulnerabilità. Live Action sottolinea la necessità che il bambino rimanga protetto e riceva le cure adeguate.
Gli avvocati della coppia californiana accusano West di aver continuato a fare rivendicazioni sulla custodia nonostante le sentenze già emesse sia in Alaska che in California, ritenendo infondate le sue richieste. Inoltre, Texas Attorney General Ken Paxton è intervenuto avvertendo le strutture sanitarie texane dell’obbligo di fornire le cure necessarie al neonato secondo le leggi vigenti.
L’evolversi della situazione resta incerto, con le condizioni di salute del bambino in fase critica e le parti in conflitto sulla prosecuzione delle cure e sulla custodia.
