Il Venezuela è stato colpito da un violento terremoto con due forti scosse, una di magnitudo 7,1 e una di 7,5, avvenute a breve distanza e a profondità piuttosto basse (20 e 10 km). Il bilancio ufficiale parla di almeno 235 morti e 4.300 feriti, ma la situazione è in continua evoluzione e sono circa 40.000 le persone risultate disperse. Un neonato è stato salvato vivo dalle macerie a La Guaira, la zona costiera più colpita insieme a diverse aree della capitale Caracas. Salvata anche una donna a Chacao.
Interi quartieri si presentano devastati, con decine di edifici crollati o gravemente danneggiati. I soccorsi operano tra incendi causati da fughe di gas e l’interruzione delle comunicazioni: numerose strutture pubbliche sono chiuse, l’aeroporto è fuori uso e molti ponti sono lesionati. Migliaia di abitanti cercano i propri cari tra le macerie.
Il ministro della Salute venezuelano, Carlos Alvarado, ha aggiornato i dati sulle vittime, mentre la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha richiesto la mobilitazione di tutto il personale medico e infermieristico. La Farnesina ha confermato il decesso di un cittadino italo-venezuelano a La Guaira e monitora la vasta comunità italiana nel Paese, con numerose segnalazioni di persone non rintracciabili.
Sono accorsi aiuti e squadre di soccorso internazionali da diverse nazioni. L’Unione Europea ha attivato il meccanismo di Protezione Civile, mentre l’FMI ha stanziato fondi per la ricostruzione. L’Italia sta organizzando l’invio di Vigili del Fuoco e Protezione Civile. La principale preoccupazione resta l’alto numero di dispersi e il possibile aumento delle vittime, con il timore che si raggiungano numeri molto elevati, ipotizzati dal Servizio Geologico degli Stati Uniti.
I danni sono aggravati da costruzioni spesso non a norma, rare precauzioni anti-sismiche e una scarsa manutenzione degli edifici, nonostante il paese si trovi in una zona a rischio elevato per terremoti.
