Secondo le indagini della polizia locale di Milano, intercorrono dodici secondi tra la conclusione di una telefonata di 3 minuti e 40 secondi fatta dall’autista del tram 9 e il successivo deragliamento e impatto contro un edificio in viale Veneto, nella zona di Porta Venezia, avvenuto il 27 febbraio. L’incidente ha provocato due morti e 59 feriti. Questi dati emergono mettendo a confronto le attività telefoniche dell’autista con le immagini di una dashcam di un taxi che ha registrato l’impatto alle ore 16:11. Gli agenti stanno allineando le tempistiche dei dispositivi per definire con precisione l’intervallo tra la fine della chiamata e l’incidente, che potrebbe risultare ancora più breve.
L’autista, Pietro Montemurro, sessantenne, non ha effettuato una fermata e non ha impostato lo scambio, portando così il tram a una brusca svolta a sinistra a circa 50 km/h, durante la quale i passeggeri sono stati violentemente sballottati prima di terminare la corsa contro un palazzo. Gli avvocati difensori sostengono invece che la conversazione si sarebbe interrotta almeno un minuto e mezzo prima dello schianto e che i dati tecnici disponibili smentirebbero la ricostruzione riferita alla stampa, affermando che Montemurro non sarebbe stato al telefono al momento dell’impatto.
Si ipotizza inoltre un malore: in precedenza l’autista avrebbe aiutato un disabile in carrozzina a salire a bordo, ferendosi al piede sinistro, fatto che potrebbe aver causato una sincope vasovagale e portato a un attimo di perdita dei sensi, circostanza che Montemurro non ha segnalato alla centrale operativa di Atm. È indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose.
Polizia locale e carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno acquisito presso Atm e presso una sede del Ministero dei Trasporti documentazione relativa al tram, allo stato di servizio del conducente e alle disposizioni interne nell’uso dei telefoni cellulari in cabina. Anche Atm ricorda che l’uso del cellulare da parte dei conducenti durante la guida costituisce una grave violazione dei regolamenti aziendali, delle norme di sicurezza e del codice della strada. L’azienda è in attesa dell’esito delle indagini affidate alla magistratura.
