Il presidente americano Donald Trump ha definito “molto positiva” la campagna militare in Iran, dichiarando che, secondo lui, gli attacchi degli Stati Uniti hanno già distrutto le comunicazioni e 42 navi iraniane. Trump ha ribadito l’intenzione di continuare con raid intensi e di ampliare il raggio delle operazioni, schierando una terza portaerei nel Mediterraneo insieme ad altre navi da guerra. L’amministrazione starebbe valutando anche l’invio di piccoli contingenti di truppe americane sul territorio iraniano con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’uranio e garantire la cooperazione sul petrolio da parte del nuovo governo di Teheran, prendendo a modello l’esperienza del Venezuela dopo la rimozione di Maduro. Questa prospettiva aumenterebbe le preoccupazioni all’interno degli Stati Uniti, anche in considerazione dei primi soldati caduti in conflitto, accolti di recente alla base di Dover. Trump ha sottolineato che tali interventi mirano a ridurre le perdite di vite umane, rassicurazione che però non convince una parte della popolazione americana, timorosa di ripetere scenari simili a quelli delle passate guerre in Medio Oriente. La Casa Bianca, tuttavia, rifiuta di parlare di guerra vera e propria, presentando l’operazione come un’offensiva mirata. Sul fronte internazionale, la situazione in Iran si intreccia con quella di Russia e Ucraina e con la crisi cubana, mentre l’amministrazione americana mantiene IRAN al centro dell’attenzione. Trump ha dichiarato che la recente azione militare avrebbe indebolito la posizione iraniana in Medio Oriente, pur sostenendo che l’Iran fosse vicino a dotarsi di armi nucleari. Ciononostante, la maggior parte degli americani resta contraria al conflitto, come indicato dai sondaggi, e l’opposizione democratica parla di “guerra di scelta”. Inoltre, un documento dell’intelligence avrebbe evidenziato il rischio di un attacco su larga scala e la difficoltà di modificare l’assetto politico e militare della Repubblica Islamica. Gli alleati degli Stati Uniti, sia in Europa sia nel Golfo, osservano la situazione con crescente timore anche per possibili ritardi nelle forniture di armi acquistate dagli USA, timori che si aggiungono a quelli legati alle crisi in Ucraina e in Asia orientale.
Trump annuncia l’escalation e pensa ai boots on the ground
