Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi militari sull’isola iraniana di Kharg, lasciando intatte le infrastrutture petrolifere da cui transita la maggior parte del greggio esportato dall’Iran. L’operazione, annunciata dal presidente americano Donald Trump poco prima della sua partenza per la Florida, è stata definita come una delle più imponenti incursioni aeree nella storia del Medio Oriente. Trump ha specificato che le strutture petrolifere sono state risparmiate, ma ha minacciato di riconsiderare la sua decisione in caso di ulteriori azioni iraniane che possano ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz.
A seguito dell’attacco, Teheran ha minacciato di distruggere tutte le installazioni energetiche legate agli Stati Uniti nella regione. Il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della Rivoluzione, ha annunciato che tutte le infrastrutture economiche e petrolifere riconducibili agli Usa o a compagnie loro alleate saranno immediatamente prese di mira.
Sul fronte militare, Washington si appresta a rafforzare la presenza nella regione inviando ulteriori truppe e navi, tra cui la USS Tripoli e unità di marines. Secondo fonti statunitensi, non si esclude un assalto con forze speciali sull’isola di Kharg. Il gruppo di intervento comprende anche caccia F-35B Lightning II con capacità di decollo e atterraggio verticale.
L’evoluzione della situazione nel Golfo Persico si intreccia con la guerra in Ucraina. L’amministrazione Trump ha deciso di allentare le sanzioni sul petrolio russo già in transito, scatenando la reazione negativa dei leader europei, preoccupati per la sicurezza energetica del continente e per l’impatto sulle risorse a disposizione della Russia. Parallelamente, secondo il Financial Times, alcuni Paesi europei avrebbero avviato contatti con Teheran per garantire la sicurezza del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz. La Francia sarebbe coinvolta nei colloqui, mentre l’Italia e il proprio Ministero degli Esteri hanno smentito trattative dirette con l’Iran. L’Unione Europea valuta inoltre la possibilità di affidarsi a iniziative sotto egida Onu, anche se queste non sembrano imminenti.
Le tensioni nel Medio Oriente colpiscono anche il settore sanitario: un raid aereo israeliano nel sud del Libano ha causato la morte di almeno 12 operatori sanitari, secondo fonti del Ministero della Salute locale. Si tratta del secondo attacco in poche ore contro strutture sanitarie dell’area.
