L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di Ebola in Africa centrale un’emergenza sanitaria globale, a causa della diffusione di un raro ceppo per cui non esistono trattamenti né vaccini. In Repubblica Democratica del Congo sono stati registrati 88 decessi e 336 casi sospetti, incluso un nuovo caso confermato nella città di Goma: si tratta di una donna rimasta infettata dopo la morte del marito. Due casi sono stati confermati anche in Uganda. Il virus coinvolto è il ceppo Bundibugyo, caratterizzato da sintomi quali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa, mal di gola, vomito, diarrea, eruzioni cutanee e sanguinamento. Questa variante non dispone di vaccini o cure, al contrario del ceppo Zaire. Medici Senza Frontiere sta organizzando una risposta su larga scala a causa della rapida diffusione della malattia e delle difficoltà nel contenere i contagi, soprattutto a causa delle carenze infrastrutturali del Paese. Secondo l’OMS, il numero reale di infezioni e la presenza geografica del virus rimangono incerti e il rischio per la popolazione locale è molto elevato. Gli operatori sanitari faticano a isolare i malati, che spesso muoiono in casa e sono gestiti dai familiari, favorendo la trasmissione del virus tramite i fluidi corporei. L’incubazione può durare fino a 21 giorni. L’epidemia, la 17° nel Paese, sembra concentrata in zone isolate, rendendo difficili diagnosi e studi scientifici. L’OMS teme che l’estensione della malattia sia maggiore rispetto ai dati attuali e avverte del rischio di una diffusione regionale. Negli ultimi 50 anni, Ebola ha provocato circa 15.000 morti in Africa, con le epidemie più gravi che hanno colpito la Repubblica Democratica del Congo.