Al vertice europeo di Nicosia, i leader dei 27 Paesi UE hanno ribadito la necessità di rafforzare l’autonomia europea su difesa ed economia, soprattutto alla luce delle tensioni con gli Stati Uniti e del ruolo di Donald Trump, considerato fattore unificante ma anche d’incertezza. Sul Medio Oriente, la presenza del leader siriano Ahmad al-Sharaa, un tempo sulla blacklist UE, accanto a Ursula von der Leyen, ha segnato una svolta nei rapporti diplomatici della regione. Il summit ha visto inoltre la partecipazione discreta dei presidenti di Libano, Egitto e Giordania, mentre Macron ha proposto una conferenza internazionale di sostegno per Beirut.
I lavori hanno però confermato le spaccature sull’approccio alla crisi energetica: da un lato i Paesi mediterranei, dall’altro i più rigidi Stati del Nord. Tra le proposte della Spagna, sostenute anche da Giorgia Meloni, vi sono la proroga del Recovery Fund, allentamenti al Patto di stabilità per gli investimenti energetici e una tassa sugli extraprofitti. Friedrich Merz si è mostrato inflessibile su allentamenti fiscali e sugli eurobond, trovando il sostegno della von der Leyen, che ha sottolineato i fondi UE già disponibili e la possibilità di sospendere le regole solo in caso di grave crisi economica. Meloni ha rimarcato la distanza tra le posizioni ma anche il tentativo di trovare alternative condivise. Ancora senza una posizione netta la Francia, con Macron defilato sul tema delle finanze EU. Nel frattempo, è emerso che Trump potrebbe non partecipare di persona al prossimo G7, accentuando l’incertezza sui rapporti transatlantici.
