La Camera ha approvato il decreto sicurezza con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un’astensione, a meno di 24 ore dalla scadenza per la sua conversione in legge. La votazione è avvenuta dopo una lunga sessione notturna e una vivace contrapposizione tra maggioranza e opposizione, culminata con canti come ‘Bella ciao’ e l’Inno d’Italia nell’aula parlamentare. Subito dopo il via libera parlamentare, il Presidente della Repubblica ha promulgato il decreto e il Consiglio dei ministri ne ha approvato uno correttivo, a causa dei rischi di incostituzionalità legati all’articolo sui rimpatri.
Il decreto mantiene un contributo di 615 euro per chi assiste un migrante nella pratica di rimpatrio volontario, ora aperto anche ad associazioni e onlus, non più esclusivo per gli avvocati e indipendentemente dall’esito della richiesta. La definizione dei termini della collaborazione con il Ministero dell’Interno sarà stabilita con apposito decreto ministeriale. Il coinvolgimento esplicito del Consiglio nazionale forense viene eliminato e il budget destinato al contributo aumenta a 1,4 milioni di euro fino al 2028.
La norma sui rimpatri ha suscitato forti critiche tra le opposizioni e il Consiglio nazionale forense, accusandola di confliggere con il diritto alla difesa sancito dalla Costituzione. A causa del rischio che il provvedimento venisse rinviato al Senato e decaduto per scadenza dei termini, la maggioranza ha deciso di mantenerlo in aula senza ulteriori modifiche. Tuttavia, le riserve espresse dal Quirinale hanno portato a una rapida correzione tramite il nuovo decreto, denominato ‘Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti’, che dovrà essere convertito in legge entro fine giugno.
Il decreto sicurezza, promosso dal governo dopo fatti di cronaca a Rogoredo e Torino e centrato su misure contro baby gang e una maggiore tutela per forze dell’ordine e limiti ai cortei, ha visto una conclusione travagliata, tra scontri politici e polemiche costituzionali. Episodi come il canto collettivo degli inni in Parlamento, la mancata partecipazione di alcuni ministri e il clima acceso hanno accompagnato il percorso del provvedimento. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato la volontà del governo di rafforzare la sicurezza e la legalità, mentre esponenti della Lega hanno celebrato il risultato con entusiasmo. Nella storia della Repubblica, sono solo quattro i precedenti di decreti correttivi approvati prima dell’entrata in vigore di una misura.
