Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato due importanti vendite di armi a Israele e Arabia Saudita, rispettivamente del valore di 6,67 miliardi e 9 miliardi di dollari. Per Israele, la fornitura comprende trenta elicotteri Apache equipaggiati con lanciarazzi, oltre 3.000 veicoli tattici leggeri, kit di alimentazione per veicoli blindati e diversi elicotteri leggeri. Secondo il Dipartimento, questa vendita mira a rafforzare le capacità difensive di Israele per fronteggiare minacce attuali e future e tutelare i suoi confini, infrastrutture e popolazione.
La vendita all’Arabia Saudita riguarda 730 missili Patriot e attrezzature correlate. L’obiettivo dichiarato è migliorare la sicurezza di un alleato non NATO considerato fondamentale per la stabilità politica ed economica della regione del Golfo. Il governo statunitense afferma che questo potenziamento contribuirà in modo significativo alle difese aeree integrate nella regione, proteggendo le forze di terra saudite, statunitensi e degli alleati locali.
Queste decisioni sono state annunciate mentre l’amministrazione Trump promuove un piano di cessate il fuoco a Gaza e gestisce possibili tensioni con l’Iran. Durante una riunione di gabinetto, il presidente Trump e il suo inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, hanno espresso fiducia che Hamas possa disarmarsi nella seconda fase del piano di pace sponsorizzato dagli Stati Uniti, anche se alcuni analisti regionali ritengono improbabile questa possibilità, sostenendo che Hamas potrebbe opporsi attivamente a tali proposte. Secondo il professor Kobi Michael, ricercatore presso vari istituti di sicurezza nazionale, solo le forze armate israeliane sarebbero in grado di disarmare Hamas.
