Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno intensificato la loro presenza nei settori tecnologici ed energetici in Africa, avviando numerose collaborazioni tramite partnership pubblico-private durante l’amministrazione Trump. Secondo il Bureau of African Affairs, dal secondo mandato di Trump sono state concluse 37 transazioni commerciali in Africa, per un valore totale di circa 25,67 miliardi di dollari, con ulteriori accordi in fase di sviluppo.

Uno dei progetti di maggiore rilievo riguarda Lesotho, dove la società americana Convalt Energy ha sottoscritto, con il supporto del governo americano, un accordo da 6,2 miliardi di dollari per la realizzazione di una centrale idroelettrica di 1.200 MW e di un data center da 900 MW dedicato all’intelligenza artificiale. Quest’opera porterà ad aumentare la produzione elettrica nazionale di circa il 1.600%, trasformando Lesotho in un esportatore netto di energia. Si stima che il progetto genererà circa 2 miliardi di dollari in esportazioni di apparecchiature energetiche dagli Stati Uniti.

In Gabon e Costa d’Avorio gli Stati Uniti hanno sostenuto rispettivamente contratti per 600 milioni e 100 milioni di dollari, destinati alla fornitura di data center e impianti energetici, superando la concorrenza cinese. In Costa d’Avorio, l’azienda americana Cybastion ha ottenuto contratti significativi per la realizzazione di infrastrutture digitali, tra cui un data center e sistemi di sorveglianza di frontiera, grazie all’assistenza dell’ambasciata statunitense.

Frank Garcia, Assistant Secretary of State for African Affairs, sottolinea che la strategia americana mira a offrire pari opportunità alle aziende statunitensi, colmando disparità commerciali rispetto alla Cina, storicamente influente in molte economie africane. Pechino ha infatti eliminato dazi sulle esportazioni del Lesotho, semplificato le transazioni bancarie e finanziato varie opere pubbliche, tra cui una centrale solare e infrastrutture per le forze dell’ordine.

Secondo i dirigenti delle aziende statunitensi coinvolte, la competitività americana in Africa si basa sull’innovazione, l’integrazione tra hardware e software, e l’attenzione ai bisogni dei clienti locali. Negli accordi attuali, prevale un modello imprenditoriale sostenibile fondato su investimenti diretti e rapporti commerciali di lungo periodo. Gli investimenti sono pensati non solo per sviluppare il continente africano, ma anche per generare ricadute economiche negli Stati Uniti, ampliando la produzione industriale destinata sia al mercato interno che estero.

Le aziende evidenziano inoltre che la strategia americana si distingue per la promozione di qualità, trasparenza, sicurezza e pratiche responsabili, elementi chiave per affermarsi in mercati in rapida crescita come quello africano, dove sempre più paesi puntano su data center nazionali e digitalizzazione dei servizi pubblici.