A 46 anni dalla strage della stazione di Bologna, un corteo attraversa la città per ricordare le 85 vittime dell’attentato del 2 agosto 1980. Durante la commemorazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio sottolineando l’impatto profondo dell’attentato sulla storia italiana e la necessità di difendere i valori democratici minacciati dalla strategia neofascista del terrore. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ribadito il dovere di ricordare le vittime e di continuare a ricercare la verità completa, mentre la premier Giorgia Meloni ha definito l’attacco come uno dei più feroci atti terroristici nella storia nazionale, ricordando i numerosi feriti e la distruzione di quel giorno.

Dalla politica sono arrivate repliche nette sulla matrice neofascista della strage, confermata da sentenze giudiziarie definitive. Elly Schlein, segretaria del PD, ha invitato a non riscrivere la storia e ha criticato ogni tentativo di legittimare piste smentite dalle sentenze, così come Giuseppe Conte del M5S che chiede alla premier di non generare confusione sull’identità degli autori. Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, ha ribadito che il 2 agosto rappresenta una ferita per l’Italia intera e che la matrice neofascista è stata chiaramente accertata.

Sul fronte locale, il sindaco Matteo Lepore ha ricevuto applausi durante il corteo, dopo aver subito minacce legate alla morte di Abderrahim Fakir. Insieme a Lepore, hanno sfilato anche la nipote e la sorella di Fakir, che hanno espresso gratitudine per la vicinanza della città in un momento di lutto.

Il presidente dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini, ha ricordato le difficoltà nel reperimento degli archivi ufficiali degli anni delle stragi e l’istituzione di una commissione d’indagine per far chiarezza sulle documentazioni mancanti, in particolare del Ministero dei trasporti. Ha inoltre sottolineato che le sentenze hanno evidenziato la responsabilità neofascista dell’attentato e che la comunità continuerà a difendere la memoria storica.

Interventi istituzionali come quello del ministro Matteo Piantedosi e del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale hanno sottolineato come la strage abbia lasciato un segno indelebile nella coscienza collettiva e come Bologna e l’associazione delle vittime abbiano contribuito a mantenere viva l’attenzione nazionale su verità e giustizia.

Infine, il giudice Francesco Maria Caruso, che presiedette il processo che portò alla condanna di Paolo Bellini per l’attentato, ha ribadito l’esistenza di prove numerose sulla matrice fascista e sul coinvolgimento di ambienti eversivi e massonici, pur evidenziando persistenti zone d’ombra sui mandanti e i motivi dell’attacco.