In seguito all’estradizione del leader venezuelano Nicolás Maduro da Caracas il 3 gennaio, l’attenzione internazionale si concentra sul futuro del Paese. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti gestiranno la transizione fino a quando non sarà possibile garantire la sicurezza necessaria. Secondo Isaias Medina, avvocato internazionale ed ex diplomatico venezuelano, la transizione pacifica è fondamentale per i milioni di venezuelani costretti all’esilio. Medina sostiene che la priorità sia formare un governo di transizione, ristabilire la legalità e riorganizzare le istituzioni compromesse dal regime di Maduro, garantendo elezioni libere e giuste, considerate un obbligo legale verso la popolazione.
Durante il regime di Maduro, Medina sottolinea la mancanza di separazione dei poteri, dello stato di diritto e della sovranità. Indica inoltre la presenza, nel territorio venezuelano, di organizzazioni terroristiche e gruppi di traffico come Hamas, Hezbollah e le FARC, che hanno sfruttato le risorse locali. Medina propone che per favorire lo sviluppo e l’evoluzione del Paese sia necessario anche gestire le milizie armate note come “colectivos”, invitando questi gruppi a restituire le armi per facilitare la ricostruzione nazionale e la ripresa economica ed educativa.
David Daoud, esperto della Foundation for Defense of Democracies, afferma che, finché il Venezuela non rappresenterà una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti, il ruolo americano dovrebbe essere di consulenza e sostegno alle iniziative locali. Daoud ritiene che la stabilità successiva alla caduta di Maduro determinerà se gruppi terroristici come Hezbollah e Hamas potranno continuare le loro attività all’interno del Paese. Un governo che eserciti il controllo sul territorio e rispetti la legalità renderebbe molto difficile l’operato di questi gruppi.
Medina, pur riconoscendo le incertezze della fase di transizione, esprime ottimismo sulle possibilità di ricostruire il Venezuela dopo gli anni difficili vissuti sotto il vecchio regime.
