Venerdì, quattro astronauti della missione Artemis II sono ammarati con successo nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego, dopo una missione di dieci giorni che rappresenta il primo volo umano verso la Luna in oltre cinquant’anni. L’equipaggio, composto dal comandante Reid Weisman, dal pilota Victor Glover e dai specialisti Christina Koch e Jeremy Hansen, era decollato dal Kennedy Space Center il 1° aprile e ha percorso circa 252.000 miglia dalla Terra, raggiungendo una distanza superiore a qualsiasi missione precedente.
La capsula Orion ha attraversato l’atmosfera terrestre a circa 40.000 km/h, affrontando temperature esterne fino a 2.760 gradi Celsius, e ha frenato fino a 32 km/h grazie a una sequenza di undici paracaduti, ammarando intorno alle 17:07 ora locale, a circa 96 chilometri dalla costa. Subito dopo, i membri dell’equipaggio sono stati recuperati dai sommozzatori della Marina statunitense e trasferiti sulla USS John P. Murtha per le consuete valutazioni mediche.
Il responsabile della missione, Jared Isaacman, ha definito storica questa impresa, sottolineando come l’uomo sia tornato nell’ambiente lunare dopo oltre mezzo secolo. Isaacman ha anche annunciato che il prossimo obiettivo della NASA sarà la missione Artemis III, prevista per il 2028, che prevede il ritorno sulla Luna e la costruzione di una base permanente sul satellite. L’ultimo viaggio umano verso la Luna risaliva alla missione Apollo 17 nel 1972.
