Il 15 febbraio 1996 entrava in vigore in Italia la legge che riconosce lo stupro come reato contro la persona, abrogando le norme del Codice Rocco che lo classificavano come delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. Questa svolta fu il risultato di lunghe battaglie sociali e parlamentari e di una forte alleanza tra donne di diversi partiti, culminate nella raccolta di 300.000 firme e numerose manifestazioni. La legge del 1996, secondo quanto ricordato da Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, ha segnato un importante avanzamento culturale e sociale: per la prima volta la violenza sessuale viene trattata come violazione della libertà personale della donna, unificando i casi di atti di libidine violenta e ampliando la tutela, in particolare nei confronti dei minori. Fra le novità introdotte, la querela di parte con irrevocabilità e una maggiore attenzione alla privacy delle vittime. Nel trentesimo anniversario, diverse manifestazioni sono state organizzate in tutta Italia per ribadire la centralità del consenso nella definizione dello stupro e per esprimere contrarietà al disegno di legge presentato dalla senatrice Giulia Bongiorno, ritenuto dalle organizzatrici e da Livia Turco un potenziale passo indietro nella tutela delle donne. Turco critica anche la premier Giorgia Meloni accusandola di aver abbandonato la difesa della norma sul consenso, considerata fondamentale per tutelare le donne italiane.
A 30 anni dalla legge contro la violenza sessuale le donne tornano in piazza
