Livio Berruti, noto come ‘L’Angelo’ per la sua leggerezza in pista, è stato uno degli atleti simbolo dello sport italiano e protagonista dei Giochi Olimpici di Roma nel 1960. In quell’edizione, Berruti ha vinto la medaglia d’oro nei 200 metri, diventando il primo europeo a interrompere il dominio statunitense nella specialità e il primo velocista italiano a vincere un oro olimpico. Nativo di Torino e inizialmente appassionato di tennis, fu durante gli anni del liceo che si avvicinò all’atletica. All’età di 21 anni, corse le Olimpiadi di casa sullo Stadio Olimpico, imponendosi all’attenzione nazionale con la sua falcata e i caratteristici occhiali da sole. Per la sua impresa fu premiato con una Fiat Cinquecento, simbolo del boom economico italiano. Berruti è scomparso a 87 anni in una clinica di Torino dopo una malattia. La sua figura è stata ricordata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal presidente della Fidal Stefano Mei, che hanno sottolineato come la sua vittoria abbia segnato una svolta nella storia dell’atletica italiana. Il suo lascito sportivo è stato riconosciuto anche da Marcell Jacobs, oro olimpico a Tokyo, che lo aveva definito “valido erede”. Negli anni si raccontò anche di una possibile liaison tra Berruti e Wilma Rudolph, regina della velocità americana ai Giochi di Roma. Il rapporto con Pietro Mennea fu caratterizzato da differenze di carattere, mentre con gli atleti delle nuove generazioni fu improntato al rispetto e all’incoraggiamento. Oltre allo sport, Berruti si è dedicato agli studi in chimica e ha lavorato nel settore pubblicitario. Si è sposato a sessant’anni con Silvia, conducendo una vita anticonformista e ricca di interessi.
Addio all’angelo Livio Berruti, copertina di un’Italia felice
